D. M.
Aelia Laelia Crispis
nec vir nec mvlier nec androgyna
nec pvella nec ivvenis nec anvs
nec casta nec meretrix nec pvdica
sed omnia
svblata
neqve fame neqve ferro neqve veneno
sed omnibvs
nec coelo nec aqvis nec terris
sed vbiqve iacet
Lvcivs Agatho Priscivs
nec maritvs nec amator nec necessarivs
neqve moerens neqve gavdens neqve flens
hanc
nec molem nec pyramidem nec sepvlchrvm
sed omnia
scit et nescit cvi posuerit
1 - Distillazione;
2 - Coagulazione o Fissazione;
3 - Sublimazione;
4 - Calcinazione;
5 - Putrefazione;
6 - Soluzione;
7 - Unione.
“Nessuna traccia di quel mondo svanito, nessun battito di cuore che risponda ai miei sentimenti passati! Sono come un fantasma che ritornando, vede arso e distrutto il castello che un tempo, egli, principe fiorente, aveva fabbricato ornandolo d’ogni splendore, e che morendo aveva lasciato, pieno di speranze, al diletto figlio…”
“Come mai sei caduto dal cielo,
astro del mattino, figlio dell’aurora?
Come mai sei stato steso a terra,
signore di popoli?
Eppure tu pensavi nel tuo cuore:
Salirò in cielo,
sopra le stelle di Dio
innalzerò il mio trono,
dimorerò sul monte dell’assemblea,
nelle vera dimora divina.
Salirò sulle regioni superiori delle nubi,
mi farò uguale all’Altissimo.”
A te, dell’essere
principio immenso,
materia e spirito,
ragione e senso; 4
mentre ne’ calici
il vin scintilla
sì come l’anima
nella pupilla; 8
mentre sorridono
la terra e ’l sole
e si ricambiano
d’amor parole, 12
e corre un fremito
d’imene arcano
da’ monti e palpita
fecondo il piano; 16
a te disfrenasi
il verso ardito,
te invoco, o Satana,
re del convito. 20
Via l’aspersorio,
prete, e ’l tuo metro!
no, prete, Satana
non torna in dietro ! 24
Vedi: la ruggine
l’ode a Michele
il brando mistico;
ed il fedele 28
spennato arcangelo
cade nel vano.
Ghiacciato è il fulmine
a Geo va in mano. 32
Meteore pallide,
pianeti spenti,
piovono gli angeli
dai firmamenti. 36
Nella materia
che mai non dorme,
re dei fenomeni,
e delle forme, 40
sol vive Satana.
Ei tien l’impero
nel lampo tremulo
d’un occhio nero, 44
o ver che languido
sfugga e resista
od acre ed umido
provochi insista. 48
Brilla de’ grappoli
nel lieto sangue,
per cui la libera
gioia non langue, 52
che la fuggevole
vita ristora,
che il dolor proroga,
che amor ne incora. 56
Tu spiri, o Satana ,
nel verso mio,
se dal sen rompemi
sfidando il dio 60
de’ rei pontefici,
de’ re cruenti:
e come fulmine
scuoti le menti. 64
A te, Agramainio,
Adone, Astarte,
e marmi vissero
e tele e carte, 68
quando le ioniche
aure serene
beò la Venere
anadiomene. 72
A te del Libano
frernean le piante,
dell’ alma Cipride
risorto amante: 76
a te ferveano
le danze e i cori,
a te i virginei
candidi amori 80
tra le odorifere
palme d’Idume,
dove biancheggiano
le ciprie spume. 84
Che vai se barbaro
il nazareno
furor dell’agapi
dal rito osceno 88
con sacra fiaccola
i templi t’arse
e i segni argolici
a terra sparse? 92
Te accolse profugo
tra gli dei lari
la plebe memore
dei casolari. 96
Quindi un femineo
sen’ palpitante
empiendo, fervido
nume ed amante, 100
la strega pallida
d’eterna cura
volgi a soccorrere
l’egra natura. 104
Tu all’occhio immobile
dell’ alchimista,
tu dell’indocile
mago alla vista 108
dischiudi i fulgidi
tempi novelli
del nero claiistro
oltre i cancelli. 112
Alla Tebaide,
te nelle cose
fuggendo, il monaco
triste s’ascose. 116
O dal tuo tramite
alma divisa,
benigno e Satana:
ceco Eloisa. 120
In van ti maceri
nell’aspro sacco:
il verso ei mormora
di Maro e Flacco 124
tra la davidica
nenia ed il pianto;
e, forme delfiche,
a te da canto, 128
rosee nell’orrida
compagnia nera,
mena Licoride,
mena Glicera. 132
Ma d’altre imagini
d’età più bella
tal or si popola
l’insonne cella. 136
Ei, dalle pagine
di Livio, ardenti
tribuni, consoli,
turbe frementi 140
sveglia; e fantastico
d’italo orgoglio
te spinge, o monaco,
su ’l Campidoglio. 144
E voi, che il rabido
rogo non strusse,
voci fatidiche,
Wiclef ed Husse, 148
all’aura il vigile
grido mandate:
s’innova il secolo,
piena è l’ etate. 152
E già già tremano
mitre e corone :
move dal claustro
la ribellione, 156
e pugna e predica
sotto la stola
di fra’ Girolamo
Savonarola. 160
Gittò la tonaca
Martin Lutero:
gitta i tuoi vincoli,
uman pensiero, 164
e splendi e folgora
di fiamme cinto;
materia, inalzati:
Satana ha vinto. 168
Un bello e orribile
mostro si sferra,
corre gli oceani,
corre la terra: 172
corusco e fumido
come i vulcani,
i monti supera,
divora i piani, 176
sorvola i baratri;
poi si nasconde
per antri incogniti
per vie profonde; 180
ed esce; e indomito
di lido in lido
come di turbine
manda il suo grido, 184
come di turbine
l’alito spande:
ei passa, o popoli,
Satana il grande; 188
passa benefico
di loco in loco
su l’infrenabile
carro del foco. 192
Salute, o Satana,
o ribellione,
o forza vindice
della ragione! 196
Sacri a te salgano
gl’incensi e i voti!
Hai vinto il Geova
de’ sacerdoti. 200